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La miglior pinsa romana della capitale

I napoletani hanno la pizza, i romani hanno la pinsa.
No, non è un gioco di parole. Probabilmente è poco conosciuta al di fuori della capitale, ma a Roma spopola.

Ma cos’è la pinsa?
La pinsa è l’antenato della pizza, che deve il suo nome al termine latino pinsere, ossia “schiacciare, macinare, pestare”.

Risalente ai tempi dell’Antica Roma imperiale, la pinsa veniva preparata dai contadini poveri e ottenuta attraverso la macinazione dei cereali, miglio, orzo, avena e farro, cui si aggiungeva acqua, sale e talvolta erbe.
Una volta ottenuta la forma ovale la pinsa veniva cotta su delle braci ricavate da pietre posizionate sui carboni. Spesso veniva usata come contenitore per altre pietanze, dando così vita a una forma ancestrale di pizza.

    Riscoperta da cultori della panificazione, la pinsa gode oggi di nuova linfa, ed è stata riadattata nella preparazione con l’aggiunta di lievito e l’uso diverso di farine. Lo street chef di Pinsere, Gianni Angelilli, usa ben quattro tipi di farine biologiche – farina di grano tenero tipo 0, farina di riso, farina di soia, semola rimacinata di grano duro – olio extravergine di oliva, lievito naturale e sale.

    Altri locali della capitale, come Magnifico Eat, preparano la pinsa a base di farina di riso, soia o anche frumento.

    Così preparata, la pinsa romana diventa la tela su cui gli street chef si sbizzarriscono, talvolta con preparazioni classiche della cucina romana – come la carbonara, la cacio e pepe e la fiori di zucca, alici e mozzarella – talvolta con preparazioni originali: da Pinsere si può trovare la pinsa con ricotta, lardo e amaretti, da Magnifico Eat ci si può deliziare con la pinsa Delizia di Gina, a base di crema di finocchio, baccalà, arance e olive nere.

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