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Sfogliatella riccia, frolla e Santarosa: chi è nata prima?

“Napule tre cose tene belle: ‘o mare, ‘o Vesuvio e ‘e sfugliatelle”, Napoli ha tre cose belle: il mare, il Vesuvio e le sfogliatelle.

Simbolo di Napoli, la sfogliatella è un dolce antico, ma non è all’ombra del Vesuvio che nasce.

Le sue origini infatti risalgono al ‘600 sulla costiera amalfitana, precisamente a Conca dei Marini, nel Conservatorio di Santa Rosa da Lima.

Quello che oggi è un albergo di lusso era anticamente un monastero domenicano dove vivevano delle monache di clausura che avevano a disposizione un proprio orto e una propria vigna. Ed è dalla fantasia di una delle monache che è nata la sfogliatella Santarosa, avendo deciso di sfruttare al meglio della semola cotta nel latte che le era rimasta.
Alla semola la monaca aveva aggiunto frutta secca dell’orto – soprattutto pere e albicocche –, zucchero e liquore al limone, creando così il ripieno del dolce; per l’involucro, invece, aveva preparato una sfoglia a base di strutto e vino bianco di San Nicola, vino di produzione del convento, dandogli una forma a cappuccio o conchiglia, probabilmente a ricordare gli elementi a lei cari, il convento e il mare.
Infine, la sfogliatella era stata arricchita esternamente con la crema pasticcera e le amarene sciroppate, anche queste prodotte nel convento. Il successo fu immediato, tanto che la sfogliatella Santarosa venne distribuita gratuitamente ai cittadini tramite la classica ruota del convento nel giorno della festa di Santa Rosa da Lima, ad agosto.

Si racconta che a Napoli, seppur non lontana da Amalfi, la sfogliatella sia arrivata oltre un secolo e mezzo dopo, all’incirca a inizio ‘800, per merito del pasticcere Pasquale Pintauro, noto nome della tradizione dolciaria partenopea,  che entrò in possesso della ricetta originale del convento, trasformando la sfogliatella Santarosa nella sfogliatella riccia, senza crema pasticcera e amarene in superficie.

    Oggi la sfogliatella si può gustare in tre versioni dallo stesso ripieno a base di semola: riccia, frolla e Santarosa; ma è bene sapere che se la Santarosa è la meno diffusa è però la più antica, – si potrebbe azzardare il termine “originale” –, evolutasi negli anni per lasciar spazio alle sue versioni più semplici, la riccia – che ha mantenuto la classica forma a conchiglia – e la frolla – dalla forma tonda, preparata con una frolla meno zuccherosa di quella tradizionale. Ottima da mangiare quando è ancora calda, facendo attenzione al rovente profumato ripieno: l’imbarazzo è solo nella scelta.

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